Testimonianze - storie vocazionali claustrali  
   
 
Madre Maria Camilla dell’Amore Crocifisso

Fin da bambina mi domandavo il senso dell'esistenza: la mia vita sarebbe stata breve o lunga? Utile o inutile? Ma non riuscivo mai a rispondere a queste domande. Intanto facevo quello che fanno tutti i bambini: giocare e divertirsi.
Sì, giocavo, ma poiché a quattro anni fui operata ad un occhio, conobbi pure la sofferenza che, sebbene piccola in sé, non lo era per quella età in cui si è tanto sensibili. Ma quello che più si andava imprimendo nel mio cuore e nella mia mente era il dolore degli altri ammalati. Ne vidi molti, perché ogni estate, fino agli undici anni dovetti andare all'ospedale per gli esercizi oculistici.
A quel tempo pensavo di diventare infermiera perciò, anche quando giocavo, qualcosa non mi dava pace: "Io gioco e tanti soffrono".
Nella mia infanzia fino ad otto anni percepivo la presenza di Dio in me e nella mia vita: sentivo che se io esistevo, ci doveva essere qualcuno al di sopra di me. Amavo stare da sola e pensare a Dio, a quello che da grande avrei fatto per Lui.
Dall'età di 13 anni fino a 16, il mio atteggiamento verso la vita e nei confronti di Dio mutò completamente: preferivo fuggirlo. Mi gettai a capofitto nelle vanità del mondo, nelle amicizie, vivevo senza impegnarmi a "vivere", non mi piaceva neppure studiare. Conobbi l'amico del cuore e l'incontro si trasformò ben presto in un serio fidanzamento nonostante la mia giovanissima età.
Ero felice, o almeno potevo esserlo, ma intanto una voce forte e soave mi richiamava interiormente a qualcosa di più. Io non volevo sentire quell'invito: la vita mi piaceva, soprattutto ora che ero alle porte del matrimonio.
Nonostante la mia resistenza il Signore continuava a darmi dei segni, ma soprattutto cominciai a capire che la mia vita non aveva un senso, che l'amore umano non mi saziava più, che i bei vestiti e tutto quello che una ragazza può desiderare di avere, a me non dicevano niente. Anzi mi accorsi che mi ero lasciata trascinare da queste cose, ma il mio cuore, la mia mente era sempre a quel Dio Crocifisso per me che avevo tanto profondamente percepito nella mia infanzia.
La prima volta che sperimentai fortemente tutta questa nausea del mondo fu proprio mentre ero in una discoteca. Stavo seduta e guardavo gli altri ballare, ed ecco: i miei occhi non vedono più quei giovani, ma tante persone che soffrono, lebbrosi, malati, handicappati. Scoppiai a piangere e uscii sconvolta dalla discoteca dove non misi più piede. Ma non era ancora giunto il colpo di grazia. Ciò fu solo un avviso, ma dimenticai tutto e ripresi la mia vita senza Dio.
Una sera, mentre parlavo col ragazzo sul nostro matrimonio, decidemmo di aprire a caso il Vangelo e di pregare. Perché? Non lo so neppure io: qualcosa ci spingeva a farlo. Essendo vicino il Natale, ci riaccostammo ai sacramenti, provai molta gioia. Ora non ci mancava nulla, potevamo essere felici, ma a me mancava molto. Io stessa non capivo perché fossi così insoddisfatta, ma intanto i mesi passavano e, purtroppo, in chiesa non ero più andata se non pochissime volte. Addio propositi di vita cristiana!
La lotta interiore mi logorava e avrei quasi voluto affrettare il matrimonio, perché inconsciamente presentivo forse che tutto sarebbe finito presto. Evidentemente anche il ragazzo aveva questo presentimento e spesso diceva: "Chissà se ci sposeremo noi due... Io ti sto perdendo... Quando ti vedo pregare, mi fai impressione, sembri una santa... Vedrai, alla fine ti farai suora, me lo sono sognato" e frasi simili.
Queste sue "profezie" accrescevano il mio travaglio interiore. Mi "perseguitava" il pensiero di dover dare la vita per il Signore. Ricordo che un giorno mia madre, dopo tanti sacrifici, mi regalò un paio di scarpe di velluto col tacco a spillo. Le desideravo da mesi: avrei dovuto fare salti di gioia. Invece, appena rimasta sola, presi le scarpe e le scaraventai contro il muro. Ormai non mi attirava più niente, tutto mi annoiava.
Persino la danza classica, che avevo studiato per anni, non mi soddisfaceva più.
E quando danzavo da sola per mantenermi in esercizio, anche la danza diventava preghiera e il mio spirito si elevava a Dio.
Il Tempo passava e la mia sofferenza interiore si faceva più forte.
Una mattina mi decisi ad entrare in chiesa. Non immaginavo certo che tutto sarebbe cambiato. Entrai: non c'era nessuno. Rimasi in silenzio davanti alla statua della Vergine. Poi uno sguardo si incontrò col mio: quello di Gesù Crocifisso. Caddi in ginocchio davanti a quel bellissimo crocifisso, piansi, non riuscivo a pregare.
Uscita fuori mi dissi: "O Dio o il mondo". Fu un attimo, mi voltai verso il portone della chiesa e con tutta la forza dentro di me gridai: "Signore, fammi tua?".
Tutti i dubbi sparirono, anche se ebbi momenti difficili. La lotta con i miei familiari fu dura, ma ero certa che Gesù avrebbe vinto.
Perché passionista? Perché in clausura? Passionista, per meditare e rivivere la Passione e completare in me quanto manca alla passione di Cristo a vantaggio della Chiesa; in clausura, per essere più unita a Dio e aiutare così ogni fratello che soffre con la preghiera e il sacrificio quotidiano.
Ora sono felice, certa che quel Gesù che ha dato la vita per me, porterà a termine l'opera iniziata, e come Maria ripeto: "Eccomi, sono la serva del Signore".
 
   
 
Madre Maria Vittoria di Gesù Crocifisso

Dopo oltre 50 anni il pensiero mi torna grato e riconoscente alla mia giovinezza, quando Gesù, sempre grande e generoso con le Sue creature, mi tolse ancora giovane dal frastuono del mondo per collocarmi nell'ameno giardino della S. Religione e riversare su questa povera creatura, i tesori della Sua luce e del Suo Amore infinito.
Gesù ha posato su di me il Suo sguardo d'amore e mi ha attratto alla Sua sequela; ho ascoltato la Sua voce, mi son lasciata sedurre e l'ho seguito entrando nella Congregazione della Santissima Passione di Gesù, istituto austero e dolce nello stesso tempo, una vocazione specifica in cui la caratteristica particolare, è quella di far continua memoria della Passione del Signore e dei dolori della Vergine SS.ma Addolorata e di propagarne la devozione, vivendo nella contemplazione in solitudine povertà è orazione.
Questo è lo spirito su cui il nostro santo Padre Fondatore, San Paolo della Croce, ha gettato le fondamenta dell'istituto. Diceva infatti spesso ai suoi religiosi: "Se conserveranno lo spirito di orazione, lo spirito di solitudine e lo spirito di povertà, la Congregazione risplenderà davanti a Dio e davanti agli uomini, gettato a terra questo, si rovinerà tutta la Congregazione".
Gesù che mi ha scelta, non ha guardato davvero alle mie qualità, ero la meno disposta a ricevere il grande dono della vocazione. Ero una ragazza come tutte, forse la più vivace di tutte le mie compagne, piena di vita e amante dei divertimenti; si poteva attribuire anche a me, come al mio santo è giovane confratello San Gabriele dell'Addolorata (1838-1862), soprannominato il "Ballerino", entrato a 18 anni nella Congregazione, il titolo di "ballerina" per la mia grande passione per la musica e il ballo. Ricordo sempre un episodio che mi accadde con la mia povera mamma, che, stanca di sentire dal mattino alla sera musica e canti, mi nascose la radio in fondo ad un baule. Quel giorno furono gran pianti e non ebbi pace fino a che non lo ritrovai, e felice e contenta ricontinuai a rallegrarmi con i miei canti a scapito della povera testa della mia mamma.
In questo tenore di vita, continuai fino a che raggiunsi 17 anni e mezzo di età. Gesù mi aspettava in quel determinato tempo per dare una svolta decisiva alla mia vita. Una mia cara amica mi invitò a fare un corso di esercizi spirituali in questo monastero, ed io, ignara di ciò che il Signore voleva da me, ci andai molto volentieri. Passai quei cinque o sei giorni molto contenta e certamente con un po' di profitto spirituale, ma senza nessun desiderio di cambiamento della mia vita. Prima di uscire dal monastero, una religiosa, forse presaga che il Signore voleva qualcosa di più da me, mi disse: "Maria Teresa, non te la far fare dal mondo!" Parole che non compresi e non ricordai più. Me lo ricordò la mia amica dopo qualche tempo, quando avevo fatto già la mia scelta. Perciò ritornai alla mia vita di prima, ma il giorno dopo, volendo salutare le monache, mi recai al monastero e qui ebbi la triste notizia che l'amabile religiosa che aveva il compito di assistere le esercitanti, Madre Teresa era in coma a causa di una trombosi. Fu un colpo di fulmine! Gesù mi aspettava in quel momento. Non so descrivere ciò che provai, feci una promessa.
La religiosa morì dopo otto giorni, io però, feci ugualmente quanto avevo promesso: fu il primo anello di una di catena di dolci rinunce con cui il Signore si servì per staccarmi dal mondo ed attirarmi a Lui. Le difficoltà non mancarono, la mamma con problemi seri di salute, aveva bisogno di me, essendo io l'unica figlia con quattro fratelli. Ma il signore veramente mi voleva al suo S. servizio, spianò le difficoltà e, non ancora ventenne, entrai in monastero. Sono certa che i miei amati genitori avranno avuto un premio ben distinto in paradiso per la generosità con cui mi hanno donato al Signore. Beati quei genitori che seguiranno il loro esempio! Sono poi anche certa che l'attuazione della mia vocazione, la devo alla intercessione della religiosa colpita da trombosi che, in precedenza, illuminata da Dio, ha intuito in me una possibile vocazione, e quanto avrà pregato! "Grazie Madre Teresa, continua a pregare per me presso il Trono di Dio!"
Sono passati 50 anni dalla mia volontaria segregazione dal mondo, posso dire però che il tempo è volato. Non sono mancate difficoltà, sarebbe assurdo eliminarle in qualsiasi stato di vita. Ma la certezza di avere obbedito alla voce del Signore mi ha dato sempre sicurezza, pace, gioia e serenità. Ne avevo la certezza anche nella gioia del mio papà, il quale andava orgoglioso di avere una figlia consacrata al Signore e trovava in me conforto e aiuto, specialmente nei tristi anni della sua vedovanza.
Ed ora che sono giunta alle mie Nozze d'Oro con il mio Sposo Crocifisso, posso dire con verità e senza rimpianti: "Grazie, o Gesù, per avermi chiamata fin dalla mia giovinezza alla Tua sequela. Aumenta in me sempre di più l'amore per Te e per i miei fratelli; il fervore è la generosità per donarmi senza riserve, per la Tua gloria, per la santa Chiesa, mia Madre, per il papà, Tuo Vicario in Terra, per il nostro Vescovo, per i Sacerdoti, per la mia amata Congregazione e per la salvezza di tutte le anime.
Fa sentire, o Gesù, al cuore di tante giovani la Tua chiamata, affinché nello Spirito del nostro grande Padre e Fondatore, San Paolo della Croce e della nostra diletta Madre Confondatrice, la ven.le Madre Maria Crocifissa, vivano con pienezza il Carisma Passionista, perché tutte le anime traggano il beneficio dal sublime è grande Mistero della Resurrezione.
 
   
 
Madre Angela della SS.ma Trinità

Sono nata in Sardegna, in un paese di montagna, da genitori profondamente cristiani, prima di cinque fratelli. Da piccola frequentavo la Chiesa ed ero inserita nell'Azione Cattolica. A sei anni feci la prima comunione con tutte le bambine con cui dividevo il mio tempo nell'Azione Cattolica.
Ho vissuto un'adolescenza serena e gioiosa, purtroppo potei frequentare solo la scuola elementare perché in paese non esistevano altre classi ed anche perché dovevo aiutare mamma nelle faccende domestiche e nell'accudire i miei fratelli più piccoli, ma avevo un gran desiderio di approfondire la mia cultura e leggevo tutto ciò che era possibile trovare in parrocchia o tramite amiche.
Un giorno trovai un libro dal titolo "Fanciulla il tuo avvenire", lo lessi avidamente e scoprii un tesoro inesauribile, presentava la bellezza dei tre voti religiosi: povertà, obbedienza e verginità. Rimasi affascinata da questo mondo che mi si presentava e piena di entusiasmo e di sogni mi misi nelle mani della Madonna del Buon Consiglio perché mi illuminasse e mi guidasse. Passò del tempo ed i miei progetti si andavano delineando, quando una mia amica, non so come ne fosse in possesso, mi diede da leggere la vita di S. Gabriele dell'Addolorata, dicendomi: "Leggi e ti farai santa". Al momento mi diedi una scrollatina nelle spalle e non lo presi, pensando che non facesse al mio caso. La santità? No non è per me gli risposi. Era un momento di prova in cui tutto ciò che fino a quel momento hai pensato sembra venir meno, ed anche i progetti più belli sembrano insignificanti. Dopo qualche tempo la mia amica non so per quale motivo volle tentare di nuovo e mi porse il libro, questa volta non riuscii a resistere al fascino di quel nome e al pensiero di dovermi confrontare con un modo di vita diverso dal mio. Lo sconvolgente messaggio di Gabriele un giovane ballerino che non ebbe paura di lasciare la sua carriera ed il suo mondo in cui era ormai affermato per farsi passionista, mi diede un forte scossone, e tra la commozione per aver incontrato un giovane così deciso e risoluto, sentii in me il desiderio di essere Passionista.
Non sapevo ancora nulla di come annaffiare questo seme che il Signore mi aveva posto nel cuore, ma quando il Signore vuole qualcosa t'illumina sempre sulla strada da seguire, e mi capitò di leggere un libro riguardante la vita di S. Gemma Galgani, una grande mistica della Passione del nostro secolo, e così venni a sapere dell'esistenza delle claustrali Passioniste. Tutto in un momento mi sentii trasformata e distaccata da tutte le vanità che il mondo ci propone come idoli da seguire, e compresi che solo in Gesù io potevo trovare il centro della mia vita e dei miei affetti, e in Lui avere la possibilità di amare tutte le persone considerandole come fratelli e sorelle.
Aspettavo con fiducia e serenità il 21° anno di età, pensando di poter così partire e realizzare il mio sogno, ma purtroppo in famiglia successero tante cose, che ostacolarono questo mio appassionato amore per Gesù. I miei genitori in breve tempo furono sottoposti entrambi ad interventi chirurgici abbastanza seri, la nascita di una nuova sorellina, tutto rese più difficile questo amore. Più volte avevo accennato la cosa ai miei genitori, ma loro evitavano sempre il discorso, ed un giorno mio padre fu molto chiaro: "Se vuoi ti farai monaca solo quando tua sorella avrà compiuto i 15 anni di età". Io piangendo dissi che non era giusto aspettare tutto questo tempo, io ero già grande e capace di prendere le mie responsabilità, ma non ci furono versi per rimuoverlo dalla sua decisione. A breve scadenza avvenne per disgrazia la morte di un mio fratello di appena 15 anni, cosa che creò grande sconforto nella mia famiglia e in modo particolare in mia madre, che pregava perché l'ultimo figlio non fosse impiegato nel lavoro dei campi come gli altri, ma che scegliesse un'altra strada.
Il Signore ascoltò la sua voce e quando ebbe l'età di 10 anni un giorno mi manifestò il desiderio e la volontà decisa di entrare in seminario e così avvenne. Intanto a me si manifestarono delle perplessità forse il Signore vuole che rimanga per aiutare mio fratello quando sarà sacerdote? I miei genitori nel frattempo mi lasciavano libera di poter partecipare alle varie iniziative che si tenevano in parrocchia, e quando più mi impegnavo nella catechesi e nella formazione dell'azione cattolica, tanto più sentivo forte nel mio cuore il desiderio della vita religiosa, e quando ne parlavo con il mio padre spirituale lui mi diceva: "non dubito della sua vocazione, ma come si presentano le cose in famiglia non posso dirle di partire, ma aspettiamo che il Signore dia un segno". Io ho sperato sempre ed il segno fu che mio fratello quando finì il liceo nel seminario decise di entrare nella Compagnia di Gesù.
Quarndo seppi della cosa tornai subito dal mio padre nello spirito e gli dissi dell'accaduto, e lui mi disse di andare o dalle Carmelitane o dalle Benedettine in modo da rimanere in Sardegna e non allontanarmi troppo dalla mia famiglia. io gli dissi che non me la sentivo e lui prontamente mi rispose ho capito: il tuo primo amore sono le Passioniste è vero? E così tra la gioia del mio cuore ricevetti la santa benedizione. Il giorno stabilito per la mia partenza la casa si riempi di persone amiche, mamma e mia sorella piangevano a dirotto come se ci fosse un morto in casa, ed io a stento riuscii a salutarle senza piangere. Mio padre mi volle accompagnare, e dopo una notte di mare arrivammo al monastero. La porta della clausura si spalancò davanti ai nostri occhi, vidi il segno della passione che le suore hanno sul loro petto, mi sembrò di entrare in paradiso, tanta fu la gioia che provai.
Baciai il segno che portava la madre Presidente ed ella mi accompagnò nella sala della ricreazione, guardando le monache mi sembrava di vedere in ciascuna la Madonna Addolorata, e ripensando a quell'incontro chiesi al Signore di vedere le consorelle sempre nella luce di quel primo giorno. La madre maestra mi accompagnò al noviziato e mi disse: "si lasci guidare come una bambina e troverà la pace del suo cuore". Così feci, ed ogni ordine della superiora diventava il banco di prova della mia vocazione, ed ogni avvenimento del mio quotidiano, mi svelava la santa volontà di Dio. Ora guardando indietro il mio cammino vocazionale, mi sento felice, amata da Dio e dalla Comunità. Auguro questa felicità alle giovani di oggi che possano seguire l'invito che ancora oggi il Signore nel suo grande amore rivolge, invito che rende felici in questa vita e beati nell'altra. La Madonna sia la stella che continua a guidare la navicella fino al porto della salvezza eterna. Amen. Alleluia.
 
   
 
Madre Maria Cecilia dell’Immacolata

A 21 anni, scappata di casa, perché i miei genitori non volevano, decisi di donare tutta la mia vita al Signore in un Monastero di clausura. Amavo le realtà che stavo per lasciare, ma volevo rischiare tutto per un amore più grande.
Non credo di poter raccontare, come si narra la trama di un film, l'opera meravigliosa e paziente che il Signore ha compiuto con questa sua ribelle creatura. Non posso spiegarvi quale è la molla che mi ha spinto a dire il "si" al Signore: fu qualcosa di immenso che rapì il mio cuore.
Il pensiero che Lui era morto in croce per il grande amore che mi portava, mi commuoveva. Sentivo il bisogno della riconoscenza con la consacrazione totale a Lui della mia gioventù e della mia vita. Ora chiedo al Signore di farmi sempre "nuova" e di vivere ogni giorno della mia vita, con lo stesso entusiasmo che si prova quando si scopre un tesoro: "Io ho trovato il mio tesoro nell'amore infinito di Dio".
Rileggendo la mia vita in questa luce, è stato stupendo scoprirvi, in ogni istante, la presenza di Dio e del suo progetto. In questo cammino è fondamentale passare dalla logica dell'avere a quella del dare. Purtroppo la maggior parte delle persone pensa che la vita contemplativa sia sprecata, con tutto il bisogno di aiuto concreto che c'è nella Chiesa e nel mondo. Penso invece che nella Chiesa sia necessaria la presenza di persone che "perdano" il loro tempo per amare l'amore non amato".
Come vorrei che tutti i miei fratelli ne comprendessero l'immensa verità, la stupenda realtà che si "vive" nel vivere solo in Cristo e per Cristo! Certo morire a noi stessi richiede ascesi e fatica, ma Colui che ci chiama a perdere la nostra vita per ritrovarla in Lui, in misura infinitamente più piena e più felice, ci dà anche la forza e la grazia per conseguire questo suo disegno.
"Ora più che mai, Gesù, ti amo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutto il mio essere e desidero che Tu faccia di me ciò che a te piace. Fammi degna e rendimi capace, con la tua grazia di portarmi tante anime e di farti conoscere a quanti ti ignorano".
Da quel primo "si" ad oggi sono trascorsi tantissimi anni; quanta ricchezza ha seminato Dio nel mio cuore durante questo tempo!... Ora più che mai rendo grazie al Suo Nome, rispondendo a tanto amore con un "si" ancora carico di desiderio e di ricerca "fino alla morte".
Questa gioia e questa gratitudine salgano a Dio non solo dal mio cuore, ma da tutta la mia Comunità con la quale condivido fatiche e sofferenze.
Anche tu, che leggi queste righe, partecipa della nostra gioia e ringrazia con me il Signore. Non pensare che con la nostra consacrazione siamo divenute estranee a te o inutili alla città terrestre. Poiché se anche non direttamente presenti a te e agli uomini, vi teniamo presenti in modo più profondo, con la tenerezza di Cristo, nella preghiera.
 
     
   
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